Vendemmia 2017 annata complicata

Mi sono capitati tra le mani, mentre cercavo dei documenti, i dati delle vendemmie degli anni ’90. Con grande curiosità li ho sfogliati. La prima cosa che mi è apparsa è la data della vendemmia. Basi spumanti vendemmiate a settembre, uve rosse che venivano raccolte a ottobre, spesso con un grado zuccherino non eccezionale.

Mi ricordo che in quei periodi le cantine si attrezzavano per noleggiare o acquistare, i concentratori. Erano particolari macchinari che togliendo acqua, elevavano il grado zuccherino. L’acidità non era un problema, anzi si cercava di limitarla.

Tutti questi dati ordinati e dettagliati rimangono un reperto storico. Ciò che doveva servire a creare maggiore conoscenza dei molteplici passaggi produttivi dell’uva e del vino si è rivelato solo un bel ricordo.

Se la mia memoria non mi inganna, credo che questo cambiamento sia iniziato dopo i primi anni 2000.

Da allora le annate si sono susseguite senza nessuna relazione alle precedenti, sempre diverse, sempre più particolari.
Di pari passo all’andamento meteorologico senza più freni, ogni anno capriccioso e non più riconoscibile si è dovuto rincorrere il curioso andamento tendente ad anticipare la maturazione. Di conseguenza dopo alcuni anni di incredulità si è iniziato a rincorrere la maturazione dell’uva. Anticipando sempre più la vendemmia, per riuscire ad ottenere un prodotto con le caratteristiche chimiche e qualitative più appropriate.

Quest’anno si è iniziato in Sicilia a fine Luglio e si è proseguito ai primi di Agosto con la raccolta delle basi spumanti in Franciacorta.

Un cambiamento radicale, che almeno al Nord, risulta in anticipo in molti casi di almeno un mese.

Ma questo mese “perso” dalla vite ha influito sulla qualità?

Un tempo ridotto è sufficiente per portare a termine l’elaborazione di tutte le sostanze aromatiche e strutturali o impoverisce le varie componenti del grappolo?

Temperature troppe elevate bloccano la fotosintesi, cioè l’elaborazione di “energia” alla pianta. Cosa succede?

Inoltre la riduzione della produzione (che un tempo era eccessiva) ha aiutato ad anticipare la vendemmia.

Rispondere a queste domande è complicato, bisognerebbe comparare i diversi vini prodotti.

Negli ultimi anni i vini stessi sono cambiati ed è difficile affermare che sia solo per le mutazioni meteorologiche. Nuovi mercati hanno determinato nuovi consumatori e nuovi”gusti”.  Tecnologie sempre più sofisticate e additivi più specifici per ogni occasione, rendono l’uva più “gestibile” per i propri obbiettivi e per le eventuali problematiche.

Ma cosa possiamo dire di questa vendemmia, dell’uva e del futuro vino?

Poca. Di certo l’uva prodotta sarà molto inferiore come quantità. Si stima che la produzione sia inferiore a 40 milioni di ettolitri. Per trovare un dato di questa entità dobbiamo tornare indietro di 60 anni.

La mia esperienza mi ha insegnato che quando l’andamento meteorologico presenta degli eccessi, il risultato complessivo non è mai ottimo.

L’uva è sana? Certo, la siccità ha tenuto lontano molti patogeni. Gli acini, per lo più piccoli, con poco liquido e con buona concentrazione zuccherina sono stati, per la maggior parte, ormai colti. Per ciò che ancora rimane si incrociano le dita e si spera che non si manifestino eventi meteorologici che possano minare la sanità.

Le gradazioni minime sono abbondantemente raggiunte e superate, attendiamo i primi vini e primi risultati per sentenziare la qualità di questa rocambolesca annata 2017.  

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