Vinexpo 2013: un mondo di opportunità

Si è appena concluso il 17° Vinexpo 2013 dove, nonostante un  tempo inclemente, pioggia, vento e temperatura insolitamente bassa per la stagione, si è registrata un’affluenza aldilà delle aspettative.  48800 persone hanno sfidato il maltempo per poter conoscere e assaggiare i vini e i distillati presenti, divisi in 2400 espositori di 44 paesi diversi.
Numeri importanti che hanno uguagliato il record per presenze di espositori del 1999 (2400) e si sono avvicinati a quello per il numero dei paesi del 2009 (48). Aumenta invece ogni anno la presenza dei visitatori stranieri sia come numero che come quantità di nazioni. Il Vinexpo è considerata la manifestazione più internazionale del mondo del vino.

D’altra parte il vino nel mondo, spesso o quasi sempre, fa rima con Francia, il linguaggio, il prestigio, la conoscenza del territorio di produzione e il mito di alcune aziende è da sempre legato al made in France.
Ma non solo, oggi la Francia è il paese che produce più vino al mondo e pertanto è sempre attenta ai segnali del mercato e alla loro sfruttamento mediante continue studi e ricerche che forniscono corretti dati per affrontare il futuro.

Il consumo mondiale di vino fermo e spumante è aumentato tra il 2007 e il 2011 del 2,8%,  un consumo di 32 miliardi di bottiglie. La crescita dei vini frizzanti è più rapida dei fermi. Nello stesso periodo ha segnato un aumento del 4,17% contro il 2,72% dei vini tranquilli.
Questo studio, che per l’11° anno consecutivo il Vinexpo ha affidato all’agenzia “The ISWR” (The International Wine and  Spirit Research), oltre che analizzare i cinque anni passati (2007-2011), elabora proiezioni per l’andamento dei mercati per il prossimo quinquennio (2012-2016).

Le ricerche evidenziano che il consumo del vino aumenterà fino ad arrivare nel 2016 a 34,5 miliardi di bottiglie.
Un aumento grazie soprattutto ad alcune nazioni come Cina, Stati Uniti, Russia e Australia veri motori della crescita del consumo. Infatti tra il 2007 e il 2011 questi mercati hanno visto aumentare il loro consumo di 1,55 miliardi di bottiglie. Nel 2010 la Cina è diventata il quinto paese consumatore di vino al mondo. Nel 2011 gli stati Uniti sono diventati il primo paese per consumo di vino e l’Australia è salita tra i primi dieci.

E’ un piacere sentire questi dati, ma che vino berremo nei prossimi anni? Ricordiamoci che la superfice vitata nei paesi Tradizionali (Italia, Francia e Spagna) sta diminuendo a discapito di nuove zone produttive in paesi emergenti.

Provo con i tanto premiati vini Turchi. Spesso e volentieri troviamo un assemblaggio tra vitigni internazionali (leggi francesi) e vitigni autoctoni spesso dal nome impronunciabile. La tecnologia ha aiutato molto la produzione sia di uva che di vino, oggi girando per il mondo è difficile trovare vini difettosi o non potabili, forse in qualche produttore di “vino estremo”.
Impeccabili, qualcuno più piacevole altri un po’ più morbidi senza spigoli. Il vitigno autoctono che mi entusiasma di più è  Öküzgözü (pronouncia oh-cuz-goe-zue), un vitigno rosso di colore intenso che viene coltivato nell’Anatolia.

Passando di nazione in nazione posso appurare come ci sia una predilezione per i vini bianchi molto profumati e leggeri e vini rossi fruttati e senza asperità gustative. Dal Cile al Portogallo c’è una linea di internazionalizzazione non demarcata che tocca quasi tutti i produttori. Segno che il mercato apprezza questo gusto.
Oggi il mercato non è più composto da persone che all’interno delle loro case hanno sempre ospitato il vino all’insegna della tradizione e della quotidianità, nel mercato sono entrate nuove figure che non hanno un substrato storico, tradizionale e culturale necessario per apprezzare un prodotto più legato al passato.
D’altra parte anche nei consumatori giovani appartenenti al mondo della produzione tradizionale si beve più “light”, più fruttato, più semplice, a volte per il prezzo, ma anche perché certi sapori non sono più “familiari”.

Spagna, Italia e Francia sia per il numero dei produttori e per i numerosi “terroir” diversi offrono un maggiore  panorama nel quale vi sono anche vini internazionali, ma spesso, si trovano vini di grande complessità e struttura.
Di queste tre nazioni che da sole producono quasi il 50% del vino al mondo mi sembra che la Francia sia quella che più, soprattutto nelle Maison meno famose, abbia sposato una politica produttiva più internazionale. Certo rimangono alcuni vini di valore assoluto, ma ho potuto verificare che l’espressione organolettica sia stata aggiornata vuoi per l’annata vuoi per filosofia.
Mi sembra che questo Vinexpo sia sempre più francese.  Oggi si nota la presenza di molti piccoli produttori che rivendicano anche loro un posto nel mercato sempre più internazionale. 

Un Vinexpo sempre interessante dal quale si torna sempre più ricchi di nuove idee e di nuove esperienze, che ha evidenziato, se ce ne fosse bisogno, che il vino è diventato un patrimonio di tutto il mondo e che a tutto il mondo dobbiamo rivolgerci.

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