Prosecco: Nuove emozioni a Vini in Villa 2012

Un ricordo, ormai di molti anni fa, affiora nella mia mente, un ricordo nitido, con tutte le sue immagini e con i suoi profumi ben definiti e ben delineati. La sensazione è quella di rivivere in qualche modo quella lontana situazione, riemergono in bocca sapori e profumi difficilmente riscontrabili nella quotidianità.

Aspettavo che mia nonna guardasse la televisione e poi mi intrufolavo in cantina per appropriarmi di una bottiglia di questo prezioso prosecco che veniva gelosamente conservato in una baule, in modo da sottrarlo agli sguardi di possibili visitatori e per farlo sentire più prezioso. Il solito parente o conoscente del prevosto del paese produceva quel prosecco indimenticabile. In effetti dopo due anni di accurata custodia,  non erano rimaste molte bottiglie. Sono certo che mia nonna si fosse accorta di alcune  mancanze, ma non mi ha mai detto niente.

La bevevo con i miei amici, nonostante la nostra giovane età sapevamo apprezzare quei sapori equilibrati e infiniti che facevano emergere la differenza. Non badavamo molto se c’era un po’ di fondo d’altra parte era uso berlo così.

Queste bottiglia era l’antenato del prosecco che ho potuto apprezzare a Susegana nei giorni 19-21 maggio in Vino in Villa, presso una delle più belle e suggestive antiche dimore venete: il castello di San Salvatore.

Lo splendido maniero di origine longobarda edificato dal  Conte Ensedesio I nel 1110 e fortificato da Rambaldo VIII nella seconda metà del XIII sec., il castello di Collalto, fu ampliato successivamente fino a farne uno dei castelli più estesi in Italia con i suoi 32.000 m² di superficie. Una doppia cinta muraria racchiude il borgo, la rocca, i palazzi comitali e numerose chiese e cappelle tra il XII e XIII secolo dalla nobile famiglia dei Collalto.

In una cornice cosi nobile ed importante si poteva degustare  il Prosecco di Valdobbiadene e Conegliano superiore DOGC di un centinaio di aziende, il fior fiore della produzione trevigiana. Per un totale di 300 vini che hanno dato prova di se per il gran piacere dei presenti.

Interessanti, piacevoli e provocatorie gli accompagnamenti con le varie cucine proposte: russe, giapponesi e infine emiliano romagnola. Un plauso particolare per la cena con la cucina danese e lo chef Klaus Styrbark del ristorante Kvaegtorvet di Odense (Fionia) dove abbiamo potuto sperimentare insoliti piatti abbinati a diversi Prosecchi sia per azienda che tipologia.

Incontri istruttivi e curiosi per far vivere esperienze non quotidiane, dove si possono percepire sapori ed emozioni insolite che ci aprono la mente e il gusto. L’evoluzione del modo di vivere, la possibilità di conoscere modi di cucinare e ingredienti differenti ci permette di vivere esperienze uniche, i nuovi input sono stimolanti e istruttivi, facendoci elaborare nuove gusti e sapori.

Sono passati numerosi anni da quel Prosecco ”della nonna”, certo vi sono stati numerosi cambiamenti, oggi la tecnologia ci ha aiutato parecchio, ma abbiamo dovuto pagare il prezzo. Di quel vecchio e mitizzato Prosecco  non rimane molto, i tempi imposti dal mercato e la tecnologia hanno limato le differenze, emergono profumi e sapori figli di moderne metodiche più che frutto delle zone di produzione.

Questi sentori piacevoli e rassicuranti hanno ottenuto il plauso del mercato, hanno permesso al Prosecco di ottenere numerosi successi sia qualitativi che economici. La facilità con la quale si comunica ha fatto si che sempre più persone si avvicinassero e venissero conquistate da quei sapori cosi semplici e piacevoli. Il prosecco e da  sempre un vino da “ombre” da apprezzare in ogni momento del giorno, un sorso di energia e di piacere, gradito da tutti a tutte le ore.

Credo di conoscere anche l’altra anima del Prosecco, quel ricordo quel vino con buona struttura con profumi intriganti e più complessi che si possono ritrovare solo in alcune situazioni particolari, dove il terroir non è soffocato dalla tecnologia.

Allora diventa importante non differenziare il Prosecco solo per il residuo zuccherino, ma credo sia doveroso evidenziare e fare un distinguo tra le varie zone di provenienza  in un territorio così ampiamente differente.

Spero che la denominazione “Rive” che prevede di indicare il comune o la frazione di provenienza delle uve e la recente zonazione possano contribuire a dare quella valorizzazione di una zona dove la storia, la tradizione e la vocazione sono da sempre artefici di questo gioiello.

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